A tutti i Frati Minori, alle Sorelle Clarisse, alle Suore Concezioniste, alle Sorelle Francescane e ai Laici Francescani di tutto il mondo
Roma, 30 marzo 2026
Lunedì Santo
Fratelli e sorelle carissimi,
Il Signore vi dia pace!
La Settimana Santa ci chiama a sostare ai piedi della Croce, come discepoli che riconoscono nel Crocifisso il volto di ogni uomo e di ogni donna che soffre, il grido di ogni popolo che implora giustizia, il silenzio di Dio che si fa carico del male del mondo per trasformarlo dall’interno.
In questo anno in cui celebriamo il Centenario francescano — ottocento anni dal Transito di Francesco, da quella morte povera e gioiosa ad Assisi che fu l’ultima sua parola al mondo — sento il bisogno di rivolgermi a tutta la nostra famiglia per chiedervi di vivere con ancora più forza e amore questo Venerdì Santo come una giornata comune di preghiera, digiuno e penitenza - in comunione con tutta la Chiesa – per invocare la pace, la riconciliazione e la giustizia.
In comunione con Gerusalemme e la Terrasanta
C’è un luogo che pesa in modo particolare sul cuore di tanti: Gerusalemme, la città della pace — Ir Shalom — che da troppo tempo porta in sé il contrario del suo nome. Tutta la Terrasanta e il Medio Oriente vivono una situazione che ci preoccupa profondamente, non solo per le sue conseguenze immediate, ma per quello che essa prefigura per il futuro dell’umanità.
Per volontà esplicita della Sede Apostolica, siamo presenti come Custodi dei Luoghi Santi da sette secoli e vi restiamo in spirito di servizio a suo nome.
Posso testimoniare che i nostri Frati della Custodia di Terra Santa abitano ogni giorno questa realtà con fedeltà e discrezione e le restano fedeli: non vogliono passare per vittime, né alzare ulteriormente voci già troppo alte. Vogliono essere — e sono — cercatori ostinati di riconciliazione, di dialogo, di buon senso umano. Questa è la nostra vocazione in quella terra: servire e custodire, a nome di tutta la Chiesa.
Non prendiamo posizione contro qualcuno. Prendiamo posizione per la pace e per i piccoli più indifesi dalle logiche dei potenti di questo mondo. E lo facciamo ostinatamente, tenacemente, evangelicamente. Perché la pace non è una posizione politica: è il nome di Dio che aspetta di risuonare nelle strade di ogni città ferita, nel cuore di ogni persona che vuole vivere e non morire.
La nostra arma disarmata
Francesco d’Assisi andò incontro al Sultano senza armi, senza eserciti, senza altro capitale che il Vangelo e la fraternità. Non ottenne una pace immediata. Ma aprì una breccia che il tempo non ha chiuso. Quella breccia siamo chiamati a tenere aperta noi, oggi, ottocento anni dopo.
La nostra arma disarmata è la preghiera. Ad essa aggiungiamo il digiuno — scelta libera di privazione che ci rende solidali con chi ha perso tutto — e la conversione: a parole di pace là dove si seminano divisioni, a gesti di riconciliazione là dove si costruiscono muri, a scelte coraggiose là dove sarebbe più comodo tacere.
Un grido a nome di molti
Vi chiedo, fratelli e sorelle: viviamo insieme questa Settimana Santa e in particolare il Venerdì Santo come un giorno di offerta e di grido a Dio. A nome di chi non ha voce. A nome di bambini che non hanno scelto la guerra, di anziani che ricordano quando c’era pace, di chi — cristiano, ebreo, musulmano — crede ancora che Dio voglia per questa terra qualcosa di diverso da quello che i nostri occhi vedono.
Pensiamo in modo speciale alla Terrasanta, ma il nostro sguardo abbraccia tutte le situazioni di conflitto nel mondo — in Africa, in Asia, in America Latina, in Europa — dove anche noi, francescani e francescane, siamo presenti come testimoni di speranza. Ovunque c’è una fraternità francescana essa è chiamata ad essere lievito di pace.
Il Crocifisso non ci chiede di risolvere quello che noi non possiamo risolvere. Ci chiede di non voltarci dall’altra parte. Di stare sotto la Croce — come Maria, come Giovanni, come le donne del Vangelo — e di non smettere di credere che l’ultima parola non è la morte, ma la vita.
La pace è possibile. Noi ci crediamo. E lo diciamo con le nostre povere vite, con la nostra preghiera, con la nostra presenza
Vi abbraccio tutti con affetto fraterno.
Fr. Massimo Fusarelli, OFM
Ministro generale
Prot. 115231/MG-055-2026