Ai nostri cari fratelli e sorelle musulmani e cristiani,
che la Pace di Dio sia su tutti voi!
Anche quest'anno, Dio ha voluto che entrassimo insieme, musulmani e cristiani, in “questo tempo favorevole” (2 Corinzi 6,2) dove Dio ci dice “in verità sono vicino” (Corano 2,186); in questo tempo in cui si fa memoria della rivelazione del santo Corano (Corano 2,185) e in cui si ricordano i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dove fu tentato prima di iniziare la sua vita pubblica e la sua predicazione (Marco 1,12-13). In queste settimane pregheremo, digiuneremo e faremo l’elemosina insieme, secondo le nostre tradizioni, sotto lo sguardo di Dio “che vede nel segreto” (Matteo 6,4), “adorando Dio come se lo vedessimo, (sapendo che) se non lo vedi, Lui ti vede” (Sahîh di Muslim).
Anche quest’anno, questo mese sacro occorre in un periodo di disordini, violenza, guerre e incertezze geopolitiche che seminano paura, odio e dubbio nei cuori di molti credenti. Niente più santa tregua, nessuna percettibile luce di speranza per tanti popoli sfollati, cacciati o umiliati... Papa Francesco, in questo contesto incerto e doloroso, ha voluto collocare il Giubileo della Chiesa del 2025 sotto il segno della speranza. Questa tradizione degli anni giubilari è antichissima: per il popolo ebraico dava luogo, ogni cinquant'anni, alla restituzione delle terre nonché alla liberazione dei prigionieri e degli schiavi. Porre in quest’oggi quest'anno sotto il segno di un pellegrinaggio di speranza significa invitare i credenti ad applicare il balsamo della speranza sulle ferite del nostro mondo sofferente.
Tuttavia, le nostre due tradizioni danno un posto speciale alla speranza. Nella tradizione islamica, la speranza (الرجاء) è soprattutto speranza nella misericordia di Dio: “O figlio di Adamo! Certamente se vieni a Me con l’equivalente della terra piena di peccati ma Mi incontri senza averMi associato nulla, allora ti incontrerò con altrettanto perdono” (Hadîth charîf). Questa speranza ci invita a sottometterci al disegno di Dio nella fede. Per cristiani la speranza si fonda sulla vittoria già acquisita da Cristo mediante la sua Risurrezione (“Coraggio, io ho vinto il mondo!”, Giovanni 16,33). Dio ci chiede poi «di prendere parte sempre più attiva all'opera di Dio» (1 Corinzi 15,58), già vittoriosa ma in via di realizzazione e di rivelazione. Tra accoglienza nella fede e impegno nella carità, le nostre tradizioni si rispondono e si incoraggiano. Si stimolano e ci incoraggiano a “superarci a vicenda nelle buone azioni” (Corano 5:48).
Preghiamo quindi gli uni per gli altri affinché possiamo rimanere saldi nella speranza in mezzo a un mondo in crisi. E riceviamo gli uni dagli altri la grazia di questa differenza nel modo di intendere e di vivere la speranza che ci aiuterà a stare meglio davanti a Dio e davanti agli uomini.
Allora potremo entrare in questo cammino che san Francesco d'Assisi ci aprì ottocento anni fa proclamando il suo “Cantico delle creature”.
Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti. (…)
Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore,
e sopportano dolori e malattie. Beati quelli che li sopporteranno serenamente,
perché da te, Altissimo, saranno coronati. (…)
Lodate e benedite il mio Signore,
ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.
L'uomo che così canta il suo Dio e la bellezza della sua creazione è quasi cieco e il suo corpo è distrutto dalla fatica e dalla malattia. Vive in un mondo violento e in profonda crisi. Egli sa però aprire gli occhi sul progetto eterno di Dio che rende fratelli riconciliati tutte le sue creature. Questa grazia di speranza e di riconciliazione definitiva, già palpabile e percepibile in Francesco, sia donata a tutti noi in questi mesi santi.
Buoni e sacri Ramadan e Quaresima a tutti!
La Commissione Generale dell'Ordine dei Frati Minori per il servizio del Dialogo
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