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San Bernardino da Siena

La sua devozione al Santo Nome di Gesù

20 Maggio 2025

Bernardino Albizzeschi nacque a Massa Marittima (Toscana – Italia) l’8 settembre 1380 da nobile famiglia. Rimasto orfano a soli 6 anni, fu cresciuto da due zie di Siena. Compiuti gli studi di base, frequentò giurisprudenza all’università, ma durante l’epidemia di peste del 1400 decise di lasciare tutto per dedicarsi alla cura dei malati della città.

Pensò quindi di dedicarsi a una vita eremitica, ma non soddisfatto della scelta, si rivolse all’Ordine dei Frati Minori e l’8 settembre 1402 aderì al gruppo dell’Osservanza. Un anno dopo, sempre l’8 settembre - festa della Natività di Maria, data che ricorre spesso nella vita del Santo - fece la professione religiosa e l’8 settembre 1404 venne ordinato sacerdote. 

Dopo un anno, per volontà dei superiori, iniziò a predicare nel territorio di Siena: la predicazione itinerante e in lingua volgare senese richiamava grandi folle, di dotti e di umili, che volevano ascoltare quell’oratore gioioso, ironico, accessibile, ma allo stesso tempo risoluto contro i peccati e le condotte immorali del tempo, come l’usura, la lussuria, le lotte tra fazioni cittadine e le liti familiari. Tutto con lo scopo di erudire il popolo per una religiosità cosciente e serena, che sapeva riconoscere la bellezza e l’armonia creata da Dio in tutte le sue opere. 

Nelle sue predicazioni, frate Bernardino diffondeva la devozione al Santo Nome di Gesù raffigurato su tavolette di legno colorate in oro e azzurro, sulle quali era dipinto o inciso il trigramma IHS (Iesus Hominum Salvator) sormontato da una croce e inscritto in un sole. Invitava i fedeli a portare il nome del Salvatore nel loro cuore e a scolpire il trigramma sulla porta delle abitazioni e sui palazzi pubblici - su cui campeggiano ancora.

Tuttavia, quella devozione venne considerata idolatria da alcuni detrattori: accusato nel 1426 di eresia e convocato a Roma da Papa Martino V, Bernardino fu processato e assolto dall’accusa. Riprese a predicare proprio a Roma, suscitando l’interesse e la passione delle folle. Anche le autorità ecclesiastiche lo ammiravano, tanto che il Papa provò più volte a nominarlo Vescovo, ma lui rinunciò sempre – per questo nell’iconografia classica viene rappresentato con una o tre mitrie episcopali ai piedi. 

La sua predicazione era sostenuta da un’intensa vita di preghiera e di studio, tanto da affermare: “Il nome di Gesù è la luce dei predicatori perché illumina di splendore l’annunzio e l’ascolto della sua parola [...]. Tuttavia, nella predicazione non lo si deve proclamare con un cuore vile o con una bocca profanata, ma lo si deve custodire e diffondere da un cuore puro e fervente”.

Assiduo era il suo impegno per la povertà personale e comunitaria che caratterizzava i frati “osservanti”, ma si mostrò sempre molto comprensivo verso i confratelli nella scelta dello stile di vita. Il Ministro generale, Fr. Guglielmo da Casale, il 22 luglio 1438 lo nominò suo Vicario e Commissario per il gruppo dei Francescani osservanti italiani. Di fronte a rimostranze a seguito della conferma papale di questa nomina, giudicata da alcuni come un decreto che rendeva autonoma la “famiglia osservante” rispetto ai superiori maggiori dell’Ordine Francescano, Bernardino rinunciò di fatto a servirsi delle prerogative che gli sarebbero spettate. 

Affaticato dalla predicazione apostolica che lo vide impegnato nell’Italia settentrionale e centrale, giunto in Abruzzo nel 1444 fu costretto a fermarsi all’Aquila, dove il 20 maggio si spense serenamente. Un anno dopo, dietro vivo interessamento dei discepoli Giovanni Capestrano e Giacomo della Marca, iniziò il processo per la canonizzazione, concluso con il solenne riconoscimento della sua santità da parte di Papa Nicolò V il 24 maggio dell’anno giubilare 1450, solennità di Pentecoste.

Il suo corpo è oggi venerato nell’artistico mausoleo eretto in suo onore nella basilica a lui dedicata all’Aquila. Alla sua vita è dedicato il ciclo di affreschi eseguito dal Pinturicchio nel 1486, nella cappella Bufalini della chiesa di Santa Maria in Aracœli, a Roma.

Cfr. Frati Minori Santi e Beati, a cura di Fr. Silvano Bracci, OFM e Sr. Antonietta Pozzebon, FMSC. Editrice Velar, 2009, pp. 142-146

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Santi Francescani
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