Ludovico d’Angiò nacque nel 1274 nel castello di Brignoles in Provenza, secondogenito di Carlo II d’Angiò (figlio del re di Napoli Carlo I e nipote di San Luigi IX re di Francia) e della principessa Maria, figlia ed erede del re Stefano IV d’Ungheria. La sua fanciullezza trascorse in grande serenità e cristianità, impegnandosi sempre ad aiutare i bisognosi, soprattutto i poveri affamati.
Il 5 luglio 1284, durante una battaglia navale nelle acque di Napoli, il padre Carlo II d’Angiò venne fatto prigioniero da Alfonso III d’Aragona nel corso della guerra dei cosiddetti “Vespri Siciliani” per il governo della Sicilia. Nel 1285, alla morte del padre, Carlo gli succedette sul trono, ma solo con il trattato di Camporeale del 1288 Alfonso III d’Aragona gli concesse la libertà, a condizione che avesse lasciato come ostaggi tre dei suoi figli: Ludovico, Roberto e Raimondo, insieme a cinquanta gentiluomini del regno.
Costretto ad accettare, il 18 novembre 1288 i tre giovanissimi principi si imbarcarono per la Catalogna, in Spagna. Ludovico sopportò con ammirabile pazienza le sofferenze dell’esilio, esortando i fratelli a imitare Cristo e a confidare in Dio, Padre sempre buono.
Solo il 31 ottobre 1295 i prigionieri furono finalmente restituiti alla famiglia. Durante l’esilio, i tre ragazzi ebbero accanto dei valenti educatori francescani: Francesco Brun (futuro Vescovo di Gaeta), Pietro Scarrier (futuro Vescovo di Rapolla) e furono sempre in contatto epistolare con il dotto francescano Pietro di Giovanni Olivi, ricevendone conforto con il suo profondo pensiero. Grazie a loro, Ludovico maturò la vocazione al sacerdozio.
Nel gennaio 1290 si ammalò gravemente di tisi polmonare; si abbandonò alla volontà di Dio affidandosi alle sue mani e guarì prodigiosamente lasciando sbalorditi gli stessi medici. Rivelò allora la promessa, fatta nell’imminenza della morte, di associarsi all’Ordine di San Francesco.
Nel 1294 Papa Celestino V gli permise di ricevere la tonsura e i quattro Ordini Minori. L’anno seguente però morì suo fratello maggiore Carlo Martello d’Angiò, re d’Ungheria ed erede del trono di Napoli. A Ludovico, quindi, sarebbe spettato il Regno, ma proprio questo elemento gli impediva di entrare tra i Francescani.
Giunto a Napoli, nel febbraio del 1296 compì il gesto ufficiale di rinuncia sui diritti del Regno di Napoli e sulle contee di Angiò e di Provenza; il 19 maggio 1296 venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Napoli nella basilica francescana di San Lorenzo Maggiore. Restò un po’ a Napoli proseguendo la sua opera di carità verso i bisognosi e fra il rispetto di tutti per il suo stato sacerdotale. Ma Papa Bonifacio VIII voleva nominarlo Vescovo di Tolosa, in Francia; Ludovico, seppur restìo, accettò per l’insistenza del Papa, con la condizione di potersi fare prima francescano. Così il 24 dicembre 1296 emetteva la professione della Regola e pronunziava i voti nel convento dell’Ara Coeli di Roma; il successivo 30 dicembre, nella basilica di San Pietro, venne consacrato vescovo dallo stesso Pontefice.
All’inizio del 1297 Ludovico intraprese il viaggio per la sua nuova diocesi in Francia, facendo varie soste in conventi francescani, sempre rivestito del saio. Nel maggio 1297 finalmente arrivò a Tolosa: qui Ludovico attuò il ministero episcopale senza risparmiarsi, sempre presente dove c'era da aiutare, specie accanto agli ammalati incurabili. Tutto questo non era purtroppo compatibile con le sue precarie condizioni di salute: il 3 agosto 1297 arrivò a dorso di mulo a Brignoles per incontrare il padre, ma già i segni del suo grave stato di salute erano palesi a tutti. Morì il 19 agosto.
Per suo desiderio venne tumulato nel convento dei Frati Minori di Marsiglia e la sua tomba diventò subito meta di pellegrinaggi di tanti fedeli. Già nel 1300 iniziò la causa di canonizzazione, che avvenne ad Avignone ad opera di Papa Giovanni XXII il 7 aprile 1317.
Le sue spoglie, per volere di Alfonso V d’Aragona, nel 1423 vennero traslate nella cattedrale di Valencia in Spagna, dove riposano tuttora.
Cfr. Frati Minori Santi e Beati, a cura di Fr. Silvano Bracci, OFM e Sr. Antonietta Pozzebon, FMSC. Editrice Velar, 2009, pp.87-90