Filippa nacque in provincia di Rieti (Italia) dalla nobile famiglia dei Mareri sul finire del XII secolo. Avviata ad una educazione umanistica, nonostante la grande ricchezza in cui viveva, a 18 anni decise di consacrarsi a Dio, ma la famiglia si oppose duramente. Dopo l’incontro con San Francesco nel 1225, scappò di casa insieme alla sorella e altre compagne con le quali si ritirò a vita monastica in una grotta naturale del Monte Sella – oggi detta “Grotta di Santa Filippa”.
I suoi fratelli, Tommaso e Gentile, non riuscirono a farle cambiare idea, così nel 1228, dopo la morte dei genitori, di fronte al rappresentante della Chiesa locale e dei Frati Minori (il beato Ruggero da Todi), le affidarono il monastero di Villa Casardita, con annessa l’antica chiesa di San Pietro de Molito (oggi Borgo S. Pietro).
Filippa vi si trasferì con le sue compagne, organizzando una vita claustrale secondo la Regola che San Francesco aveva affidato a Santa Chiara e alle sorelle di San Damiano. La cura spirituale del monastero venne affidata al beato Ruggero da Todi: il luogo diventò scuola di santità e Filippa fu una vera maestra di vita spirituale.
L’occupazione principale della comunità era il culto e la lode di Dio, la vita liturgica, la lettura e lo studio della Bibbia. Accanto all’attività spirituale il lavoro era tenuto in grande considerazione, unitamente al servizio dei poveri e all’apostolato. Nel monastero venivano preparate medicine da distribuire gratuitamente ai malati. Con la parola, ma soprattutto con il fervore della sua carità e lo stile di vita modellato su San Francesco e Santa Chiara, fece rivivere alcune pagine del Vangelo in un mondo che le aveva dimenticate.
Filippa morì giovane a causa della tisi, il 16 febbraio 1236, ma la sua fama di santità si diffuse subito. La sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggi e si cominciarono a registrare grazie e favori celesti elargiti da Dio per intercessione della sua serva.
Il titolo di Santa compare per la prima volta in una Bolla di Innocenzo IV emanata nel 1247, quando erano trascorsi appena dieci anni dal suo transito: per questo motivo, S. Filippa Mareri viene considerata da alcuni la prima santa del Secondo Ordine Francescano.
La devozione nei suoi confronti crebbe di anno in anno, non solo nella sua terra (provincia di Rieti e dintorni), ma anche in altri paesi e continenti, grazie alla venerazione dei migranti che custodivano nel cuore e nelle preghiere Santa Filippa e in lei trovavano conforto e sostegno nelle difficoltà.
Nel 1706 venne fatta la ricognizione delle sue spoglie mortali e venne ritrovato il suo cuore incorrotto.
È stata iscritta nel Martirologio Romano come Beata nel 2004. L’8 maggio 2007 il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha notificato al vescovo di Rieti e all’amministratore apostolico di Sulmona-Vasto che Filippa era da considerarsi e venerarsi Santa “ad effectum de quo agitur”.
Una curiosità. Grazie a Santa Filippa, attorno al suo monastero di San Pietro de Molito si formò Borgo San Pietro, in riva al fiume Salto. Questo fiume fu sbarrato nel 1940 con una diga alta 90 metri per ottenere il lago del Salto, il più grande bacino artificiale del Lazio. L’antico centro di Borgo San Pietro e il monastero di Filippa furono così sommersi dalle acque, per essere ricostruiti presso la riva destra del lago, a una quota più alta (m. 580). L’antica cappella che custodiva le reliquie della santa fu ripristinata nella nuova chiesa con le pietre originali e decorata, previo il loro distacco, con gli stessi affreschi risalenti al 1400 e 1500.
Solo nei periodi estivi siccitosi, quando il livello del lago cala molto, riaffiorano i resti degli edifici sommersi.